Si dice che a Pennabilli sia bello andarci in primavera, ma…

da | Dic 14, 2022 | Didattica, News, slides | 0 commenti

Si dice che a Pennabilli sia bello andarci in primavera e allora chissà cosa ci fanno quaranta ragazzi infreddoliti e imbacuccati a spasso tra le vie della città. Li riconosci subito, hanno le facce esaltate di chi, venendo in autobus, ha scorto la prima neve dell’anno. Sono studenti come tanti altri che si arrampicano sulle stradine del paese alla ricerca di una meta precisa. Si raggiunge la piazza decorata per il Natale, con l’enorme facciata della chiesa rossa che svetta nel mare di nebbia e neve; un albero è stato allestito, fatto di centrini colorati, come a ricordarci che lì siamo in un posto in alto ma con profonde radici. Qualche passo ancora e, dopo l’urto del freddo pungente, si cerca riparo, ritrovandosi a spasso nel corso del tempo, a conoscere la magia che solo la matematica e i numeri sanno partorire. Tra il dedalo del museo, che pare quasi una città nella città, si oltrepassano le ere, per capire quanta evoluzione c’è voluta per arrivare alla semplicità dell’oggi. Ci si perde nei meandri della storia numerica, fatta di enormi menti e di leggendarie scoperte; così tra giochi fatti di operazioni e “illuminate” dimostrazioni dei Teoremi, si fa un po' la pace con la guerra infinita che si combatte da sempre tra ragazzi e matematica; si abbassa l’ascia di guerra immaginando che: se alla fine tanti hanno sudato per raggiungere quelle conquiste, noi almeno possiamo sforzarci di comprenderla un po’ di più. La presa di consapevolezza di quest’armistizio ha sempre però da lottare contro un altro incantesimo ben più potente ed è così che li vedi, tutti quei giovani visi, alternarsi tra i numeri e le vetrate, per vedere se la neve è ancora lì e sta ancora cadendo; così, via, si ritorna all’aperto rapidi a trovare un luogo riparato dove potersi godere il pranzo con lo spettacolo della prima neve dell’anno. Ci si ritrova, chiusi, sotto un portico che allunga l’occhio dentro i “Giardini della Memoria” di Tonino Guerra, che se qualcuno non dovesse conoscerlo e si trovasse a guardare quella neve che cade sul prato rigoglioso, contro l’enorme arco decorato di maioliche e sulla grande foresta di piccole casette degli uccelli, si ha proprio l’idea che sia una persona speciale. Ci si inoltra nel giardino e dentro la storia di Tonino con la stessa meraviglia che si ha avuto nel vedere la prima neve dell’anno. Man a mano che si conosce l’uomo, si comprende che certe magie non risiedono solo dentro le “scienze” ma anche dentro le persone; si comprende un nuovo senso del tempo, dove l’uomo diventa una meridiana che possa misurare lui stesso, per sé, il suo vivere; si riscoprono le emozioni dei mesi dell’anno in poche e giuste parole e ci si perde dentro l’invito alla calma e alla serenità che la neve amplifica, dilatando e disperdendo ogni cosa. Il freddo però è infausto e attecchisce su membra e mani, così, ecco che ci si allunga verso il Museo del poeta, artista e uomo. Nel ventre di una chiesa, che pare più una casa, ci si raccoglie come in un salotto. Nello spazio accogliente e ingolfato di meraviglie, ci si siede e si ascolta. I testimoni di quelle storie non sono solamente i visitatori, ma tutti gli oggetti: dalle stravaganti lanterne che sembrano disciolte, ai disegni variopinti e liberi, fino ad arrivare ai “mobilacci” colorati. Ci si arresta per un momento, si ritrova la calma e ci si rende conto d’improvviso che manca solamente la nonna con il suo sferruzzare, le castagne e la legna dentro il camino.
Ci si lascia coccolare teneramente dall’intessere abile e semplice della passione di chi ha profondamente studiato un’artista per amore. Il grembo, con tutta l’arte di Tonino, coccola e rinfranca, dona pace dall’ispido inverno che oggi ha bussato alla porta; eppure non c’è tempo, è arrivato il momento di tornare all’aperto, perché Pennabilli nutre una sorpresa dietro ad ogni angolo. Si sale di nuovo, verso il paese, ci si muove rapidamente tra i viottoli stretti e murati, attorno alle facciate antiche degli edifici, avvolti sempre da quella neve che, sotto l’influsso della spensieratezza di Tonino, ci porta ad aprire la bocca, a catturare i candidi fiocchi con la lingua, come per scoprire che sapore hanno e, muovendosi tra il dedalo delle vie, si ha la sensazione che ad avvolgerci non ci sia solamente la neve ma tutta l’antica storia della città, che si mescola con i giochi dei bambini. Nell’istantanea, le pietre antiche e lastricate, forse sorridendo, lasciano libera quella gioventù di tirarsi palle di neve e di schiamazzare, perché non esiste storia senza futuro. Si dice che a Pennabilli sia bello andarci in primavera, ma quello che si dimentica è che non esiste periodo più magico del Natale.

Pennabilli, 13/12/2022